…L’ultimo libro…
“L’ultimo libro” di Zivkovic Zoran, editore Tea, euro 10-
Che cosa terribile! Purtroppo alla libreria “Il Papiro” si è verificato un triste
incidente. Il signor Todorovic, uno dei clienti più affezionati, è morto improvvisamente, mentre stava leggendo un libro seduto su una poltrona. Vera Gavrilovic, una delle due libraie, è costernata, e quando arriva l’ispettore Dejan Lukic, per un semplice controllo, gli comunica a cuore aperto tutto il suo sconcerto e la sua preoccupazione. Non è che l’inizio, ahimè, perché al primo si sussegue un altro decesso, e poi un altro. Le morti sono inspiegabili, l’unica traccia è che tutte le vittime stavano leggendo un libro. Per Dejan, poliziotto amante dei libri, e Vera, libraia appassionata, comincia una strana indagine, sempre più incalzante, che si allargherà e si complicherà fino a coinvolgere addirittura la polizia segreta. Finché non s’imbatteranno nell’ultimo libro…
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L’autore. Zoran Zivkovic è nato nel 1948 a Belgrado, dove vive con la moglie e i due figli gemelli. Ha compiuto studi di filologia e teoria della letteratura all’università della sua città, dove, dal 2007, tiene corsi di scrittura creativa.
Ha pubblicato diciotto volumi di narrativa e cinque di saggistica, con i quali ha vinto numerosi premi, in patria e all’estero.
Le sue opere sono tradotte in molti paesi, tra i quali Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Inghilterra, Olanda, Russia, Spagna, Stati Uniti e Ucraina. Nel 2003 con The Library ha vinto il premio World Fantasy Award assegnato a Washington, nella categoria romanzo breve.
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…Il mio nome è Victoria…
”IL MIO NOME E’ VICTORIA” di Victoria Donda, editore Corbaccio, euro 17,50.-
La biografia di
Victoria Donda
Buenos Aires, 1977
Victoria Donda è nata all’ESMA (Escuela Superior de Mecánica de la Armada) di Buenos Aires, luogo in cui i prigionieri politici erano rinchiusi e torturati durante la dittatura. Il padre e la madre erano stati arrestati e sono due dei tanti desaparecidos di cui non si è saputo più nulla. La nonna materna è Leontina Puebla de Pérez, una delle fondatrici delle Abuelas de Plaza de Mayo. Pochi giorni dopo la nascita, fatta “sparire” la madre che l’aveva chiamata Victoria, la bambina venne data a uno dei militari in servizio all’ESMA e venne registrata come figlia sua e di sua moglie, con il nome di Analía. Solo dopo quasi 27 anni, attraverso le ricerche compiute dall’Associazione “Hijos” e dalle Madre de Plaza de Mayo, venne ristabilita la vera identità della ragazza. Victoria comunque, ben prima di conoscere la sua vera famiglia, aveva preso parte attiva in movimenti e associazioni in difesa dei diritti umani. Nel 2007, assunto il nome di Victoria, quello datole alla nascita e il suo vero cognome, Donda, viene eletta deputata per il “Frente para la Victoria”. Sulla sua vicenda è stato girato un documentario “Victoria” del regista Adrián Jaime, una pièce teatrale, “Dos hermanas”. Ed è uscita un’autobiografia in Argentina, tradotta ora in varie lingue. ————————————————-
Margaret Doody….una scrittrice particolare…
”La vera storia del romanzo” di Margaret Doody, Editore Sellerio, euro 34-
Il mio scopo è esaminare le continuità e creare connessioni – dichiara Margaret Doody
annunciando le intenzioni di questa analitica storia del romanzo che sovverte radicati luoghi comuni -. Questo libro è la rivelazione di un segreto molto ben tenuto, e cioè che il romanzo come forma di letteratura in Occidente ha una storia continua lunga circa duemila anni. Questo, ovviamente, non è affatto un ‘segreto’. Qualsiasi testo che proponga una storia completa del romanzo cita i romanzi dell’antichità, ma di solito con noncuranza, spesso semplicemente con note in calce. A quanto pare abbiamo fatto un grande investimento esibendo trionfalmente il romanzo come la forma dei tempi moderni, e per di più tutta occidentale. Negli ultimi duecento anni, nel raccontare la nostra storia, non siamo stati del tutto sinceri in Europa Occidentale e in America. Un’analisi riveduta del romanzo significherà una visione riveduta di ciò che costituisce il concetto occidentale di ‘personalità’”.-
L’autrice:
è una scrittrice canadese anglofona.
È docente di letteratura comparata presso la Notre-Dame University e autrice di una teoria letteraria che fa risalire alla Grecia classica la nascita del genere romanzo. Come scrittrice, ha pubblicato alla fine degli anni settanta un romanzo giallo ed un racconto nel quale l’investigatore protagonista era il filosofo stagirita Aristotele, ma le pubblicazioni non ebbero successo e per lungo tempo la Doody smise questa attività. Nel 1999 i due volumi sono stati ripubblicati in Italia, riscuotendo grande consenso di pubblico e di conseguenza la scrittrice ha ripreso la serie con nuovi racconti. Nella serie, un insolito connubio tra thriller e filosofia, un Aristotele in veste di Sherlock Holmes, affiancato da Stefanos come Watson, risolve una serie di casi criminosi applicando le ferree leggi della sua logica.
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Le opere:
leggi l’intervista cliccando su—-http://leragazze.wordpress.com/2010/02/09/intervista-a-margaret-doody/
Ricordando Eluana ad un anno dalla sua morte…
| Titolo | La vita senza limiti. La morte di Eluana in uno Stato di diritto | |
| Autore | Englaro Beppino; Pannitteri Adriana | |
| Dati | 2009, 193 p., rilegato | |
| Editore | Rizzoli (collana Saggi italiani) | |
| Descrizione |
Il 9 febbraio 2009 Eluana Englaro moriva. Ci sono voluti 6233 giorni perché il padre potesse liberarla e dirle addio; diciassette anni di vita sospesa fra la vita e la morte, durante i quali Beppino Englaro ha lasciato il suo lavoro e si è immerso nelle carte. Ha studiato codici e regolamenti, ha partecipato a convegni e incontrato politici, giuristi e teologi, nel tentativo di capire come dar voce alla figlia e far rispettare la sua volontà percorrendo sempre la strada della legalità. I suoi sono stati anni senza tregua, senza pause, senza possibilità di fuga o di riparo dalla violenza di una vita artificiale imposta a Eluana da uno Stato etico, che può arrivare a privare delle libertà fondamentali i suoi stessi cittadini. In questo libro l’autore rievoca i ricordi e le lettere di sua figlia e ripercorre gli ultimi mesi della vita di lei anche attraverso la propria storia di uomo riservato, costretto dagli eventi a farsi portavoce di un popolo silenzioso che ogni giorno, negli ospedali, si pone domande semplici e aspetta risposte umane, e viene invece abbandonato dalla politica in un limbo di sofferenza. Una battaglia in cui Englaro è tuttora impegnato perché la libertà di cura sia un valore collettivo, perché la legge rispetti l’individuo e non dia a altri se non a lui stesso il diritto di decidere della propria salute.
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Divertente e sofisticato…
Robert Schneider, “L’Apocalisse “ editore Neripozza, euro 17,50-
Nella chiesa di San Venceslao, a Naumburg, in Germania, fa bella mostra di sé un organo riccamente ornato di decorazioni e magnifici intagli barocchi. Risale alla prima metà del XVIII secolo, al tempo in cui tra le città tedesche si combatteva, a colpi di canne e tastiere, una nobile gara per avere l’organo più imponente. Benché lo strumento di San Venceslao abbia patito nel corso del tempo molte ingiustizie, il completo rifacimento, ad esempio, in stile XIX secolo del prospetto riccamente decorato oppure le bombe degli alleati, dell’originale c’è ancora così tanto che si può definire a buon diritto un organo bachiano. A Naumburg, e nell’intera Germania unificata, tutti sanno infatti che intorno al 1747 Bach trascorse nell’allora amena città tedesca cinque giorni e cinque notti, alloggiando nella locanda Zum Grünen Schild e lasciando dietro di sé un conto stratosferico. Tra numerose birre di Merseburg scolate, brocche di vino, caffè e tabacco da pipa, Bach ebbe tuttavia il tempo di posare le sue dita gottose sulla tastiera del grande organo di San Venceslao. Che da allora è venerato a tal punto da richiamare a Naumburg una carrettata di professori della Bach Gesellschaft, pronti a ispezionare migliaia di canne pur di far pervenire alle autorità il loro compunto e inoppugnabile parere sullo stato di conservazione del vetusto strumento. Nessuno dei membri illustri della Bach Gesellschaft o dei disillusi abitanti di Naumburg sa però che dentro il vano dei mantici, nella pancia dell’organo, la sera della vigilia di Natale del 1992, aiutato dal fratellastro, l’organista di San Venceslao, il signor Jakob Kemper, deriso da molti e ignorato dai più, compositore, direttore d’orchestra, virtuoso dell’organo miseramente fallito, e infine mezzo pazzo che se ne va in giro per Naumburg con un cappotto appartenuto a Šostakovi? troppo corto per lui e una sciarpa tutta bucherellata dalle tarme, ha fatto una scoperta sconvolgente. In un fagotto polveroso ha trovato un incartamento intitolato Apocalypsis Beati Ioannis Apostoli Oratorio, una partitura di 168 pagine di una misteriosa, sconosciuta opera di Johann Sebastian! Dal giorno della scoperta, Kemper si è asserragliato in casa, anche perché la faccenda non è senza conseguenze per lui. Più penetra nello studio di quella strana partitura, più incubi terribili, visioni e presagi oscuri si assembrano nella sua mente… Divertente, sostenuto da un sofisticato e sottile humour, attraversato da echi manniani nella sua ironica dimensione faustiana, L’Apocalisse è una splendida conferma del talento letterario di Robert Schneider.
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Un bel libro di un’autrice esordiente…
“LE FIGLIE DEL LIBRO PERDUTO” di Katherine Howe, editore Salani, euro 18,60-
Connie Goodwin, giovane e brillante dottoranda all’Università di Harvard, è impegnata in una ricerca sui processi di Salem, nel New England, che alla fine del diciassettesimo secolo videro più di centocinquanta persone accusate di stregoneria. Ma durante l’estate è costretta a trasferirsi fuori città per sistemare e vendere la vecchia casa di famiglia. All’inizio contrariata, Connie scopre che l’antica dimora contiene strani e preziosi tesori: non ultima, una Bibbia da cui cade una chiave dal fusto cavo, al cui interno è nascosto un pezzetto di carta ingiallita con su scritto Deliverance Dune. Un nome legato non solo ai processi su cui Connie sta indagando, ma anche alla sua famiglia, a un segreto custodito da generazioni di donne e tramandato attraverso un libro proibito: un Libro delle Ombre, depositario di un sapere arcano e sovrannaturale, ormai perduto. Ma un filo rosso lega quel passato oscuro e terribile al presente: e mentre Connie, tormentata dalle visioni, cerca disperatamente di risolvere il mistero, qualcun altro è in cerca del libro perduto, e per ottenerlo è disposto a tutto, anche a ricorrere a una maledizione da cui non c’è scampo…
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L’autrice:
Katherine Howe, laureata in Storia a Harvard, è effettivamente la discendente di Elizabeth Howe ed Elizabeth Proctor, due donne che subirono il processo per stregoneria a Salem alla fine del diciassettesimo secolo. Le figlie del libro perduto ha ricevuto grandissimi consensi di pubblico e di critica, consigliato dai librai indipendenti americani e recensito entusiasticamente da centinaia di lettori.
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